ARGOMENTO MEDICO:
Trapianto
polmonare lobare da donatore vivente per fibrosi cistica
Margaret E. Hodson, MD MSc FRCP DA
INTRODUZIONE
Perché è necessario il trapianto polmonare lobare da
donatore vivente?
Nel corso dell’ultimo decennio l’aspettativa di vita dei
pazienti affetti da FC è aumentata in misura considerevole grazie
ai progressi della pediatria, all’assistenza fornita nei centri
specializzati, ai nuovi metodi fisioterapici, a regimi alimentari migliori
e a nuove terapie antibiotiche. La sopravvivenza media supera attualmente
i 32 anni. Tuttavia, nonostante siano disponibili le migliori cure,
molti giovani adulti subiscono ancora un deterioramento della funzionalità
polmonare che conduce ad una insufficienza respiratoria irreversibile.
Il trapianto polmonare ha rappresentato pertanto un’occasione
di speranza per questi pazienti e le loro famiglie.
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“…i risultati
del trapianto nei pazienti con FC sono positivi e analoghi a
quelli di qualsiasi altro gruppo di pazienti” |
I primi trapianti da cadavere effettuati con successo su pazienti
affetti da FC sono stati eseguiti nel Regno Unito nel 1985. Il trattamento
medico dei pazienti con FC è complesso sia prima, sia dopo il
trapianto; tuttavia i problemi relativi sono stati in gran parte superati
e i risultati del trapianto nei pazienti con FC sono positivi e analoghi
a quelli di qualsiasi altro gruppo di pazienti. La vera difficoltà
risiede nella scarsa disponibilità di organi provenienti da un
donatore adeguato; infatti molti dei pazienti affetti da FC sono bambini,
il che rende talvolta difficile abbinare i riceventi con i potenziali
donatori.
La donazione di organi da cadavere è la fonte più comune
di approvvigionamento di organi per trapianto. Sono in corso da tempo
sforzi molteplici per educare l’opinione pubblica, affinché
venga permesso l’espianto di organi di persone care di cui sia
stata constatata la morte cerebrale ai fini del trapianto; ciò
nonostante il numero di donatori è aumentato solo in misura limitata.
Il sistema della “richiesta obbligata” viene ora considerato
un potenziale progresso: infatti i medici che hanno in cura un paziente
definito clinicamente morto sono tenuti per legge a richiedere ai parenti
di poterne utilizzare gli organi per trapianto.
Da anni viene discussa la possibilità di un trapianto da donatore
animale, che resta tuttavia remota a motivo del rischio teorico di trasmissione
di virus e altri microbi animali all’uomo. Il trapianto tra esseri
umani contiene anch’esso una quantità di problematiche
legate alla necessità di bloccare l’eventuale rigetto degli
organi trapiantati; tale difficoltà non potrebbe che essere ancora
maggiore in caso di trapianto tra diverse specie animali.
“…molti
giovani affetti da FC stanno morendo mentre sono in lista d’attesa
di
donazioni da cadavere” |
A partire dagli anni ‘50 è consentito ad amici e familiari
donare un rene a un paziente sottoposto a dialisi in seguito a insufficienza
renale. I risultati dei trapianti con donatore familiare si sono dimostrati
migliori di quelli dei trapianti da donatore clinicamente morto; una
ragione può essere individuata nel fatto che le donazioni derivano
da soggetti affini dal punto di vista genetico, quali genitori, fratelli,
sorelle, cugini, zii o zie. Dato che, in alcuni centri, la metà
dei giovani affetti da FC sta morendo mentre sono in lista d’attesa
di donazioni da cadavere, i chirurghi degli Stati Uniti hanno preso
in considerazione l’ipotesi di utilizzare trapianti polmonari
lobari da donatore vivente (PLV) per i pazienti con FC.
“…la
sopravvivenza è analoga a quella dei pazienti sottoposti
a trapianto
cuore/polmone oppure trapianto bipolmonare sequenziale (BS)”
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Il professor Starnes di Los Angeles ha eseguito il primo trapianto
dall’esito positivo con l’impiego di lobi polmonari provenienti
da donatori viventi nel 1990. All’inizio questa opzione è
stata scelta come “extrema ratio” per i giovani che sarebbero
deceduti mentre si trovavano in lista d’attesa per il trapianto
e i cui risultati non erano incoraggianti. Tuttavia, via via che si
affinavano le modalità di selezione dei casi, la preparazione
per l’intervento e l’assistenza post-operatoria, si notava
un incremento della sopravvivenza nei casi trattati con trapianto PLV.
Nel 1996 il prof. Starnes ha descritto un tasso di sopravvivenza a un
anno pari al 75% per 20 pazienti con FC. Questo dato sulla sopravvivenza
era analogo a quello dei pazienti sottoposti a trapianto cuore/polmoni
o sequenziale bilaterale (BS); egli, inoltre, non ha rilevato decessi
tra i donatori. Il grande vantaggio della tecnica impiegata consiste
nel fatto che il paziente affetto da FC ha una probabilità di
essere trapiantato invece del 50% di probabilità di morire mentre
si trova in lista di attesa.
La procedura
Gli esseri umani possiedono cinque lobi polmonari, tre nel polmone destro
e due in quello sinistro. Due donatori possono fornire un lobo a testa,
e ciascuno di essi dispone ancora di quattro lobi. Ciascuno dei donatori
fornisce un lobo inferiore, destro o sinistro. Il ricevente viene sottoposto
a pneumectomia bilaterale (asportazione di entrambi i polmoni) e riceve
due nuovi lobi polmonari, uno da ciascun donatore.
I
polmoni umani con i cinque lobi
Da: Blackiston’s NEW Gould Medical Dictionary 2a ed. 1956
È sorprendente notare che la funzionalità polmonare dopo
due anni appare paragonabile a quella dei pazienti che hanno ricevuto
cinque lobi da un trapianto di tipo convenzionale. Quando si utilizza
un donatore vivente il periodo di tempo in cui i tessuti restano privi
di apporto sanguigno e di ossigeno è più breve di quando
ci si avvale di donatori clinicamente morti; infatti in tale circostanza
intercorrono 3-4 ore, necessarie per il trasporto degli organi del donatore
all’ospedale in cui attende il ricevente.
“...Il
trapianto lobare da donatore vivente presenta inoltre il
vantaggio di poter essere programmato in anticipo”
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Il trapianto lobare da donatore vivente presenta inoltre il vantaggio
di poter essere programmato in anticipo e non deve per forza essere
eseguito in piena notte, quando i chirurghi e il personale addetto al
teatro operatori staff saranno probabilmente stanchi. È inoltre
possibile che il trapianto con organi prelevati da individui affini
dal punti di vista genetico possa condurre a risultati migliori, come
accade nel caso di trapianto renale. Si riteneva che la bronchiolite
obliterante (BO) fosse dovuta a una qualche forma di rigetto cronico;
si tratta infatti di una patologia che colpisce un gran numero di pazienti
sottoposti a trapianto polmonare. Con il passare del tempo le vie aeree
del paziente trapiantato si ostruiscono a causa della dispnea sempre
crescente. Se la tecnica PLV riuscisse a ridurre i casi di BO il vantaggio
ottenuto sarebbe considerevole.
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Selezione dei donatori
All’inizio della procedura uno dei membri esperti dello staff
incontra i volontari interessati aventi lo stesso gruppo sanguigno del
ricevente. Se il gruppo sanguigno non risulta compatibile con quello
del potenziale ricevente non ha senso portare avanti la procedura. Se
il potenziale donatore desidera procedere e non vengono evidenziati
problemi di salute di rilievo, sarà necessario redigere un’anamnesi
dettagliata ed eseguire tutta una serie di esami e di indagini di vario
tipo per accertarsi che i potenziali donatori siano idonei alla donazione
e che gli eventuali rischi siano ridotti al minimo. I donatori dovranno
inoltre essere ricevere tutte le informazioni del caso in merito ai
rischi e ai possibili vantaggi dell’intervento in oggetto.
Stato di salute del donatore
I volontari dovranno rispondere a una serie di domande relative alla
loro età e attività lavorativa; ad esempio, alcuni soggetti
che svolgono un lavoro in cui è richiesta una forma fisica perfetta
e che si sottopongono a esami medici di routine (es. i piloti) possono
non risultare adatti come donatori. È obbligatorio raccogliere
inoltre tutte le informazioni riguardanti l’anamnesi, sia clinica,
sia chirurgica, e si dovranno discutere tutti i casi di dipendenza da
droghe, alcool e fumo. Il personale incaricato di svolgere l’esame
prenderà inoltre nota dei farmaci attualmente assunti, nonché
di tutti i sintomi riscontrati in precedenza dal potenziale donatore
in relazione a disturbi degli apparati respiratorio, digerente, cardiovascolare
e urogenitale e del sistema nervoso centrale, oltre a registrare le
patologie di tipo dermatologico, articolare, ematologico (emorragico)
o psichiatrico. Gli esami effettuati verteranno sulla funzionalità
polmonare, epatica, renale e cardiaca, e comprenderanno tra l’altro
la scintigrafia da ventilazione/perfusione e test di tolleranza allo
sforzo.
Consenso informato
Nel nostro centro il potenziale donatore che intenda procedere dopo
l’effettuazione dei colloqui e dei test incontrerà uno
psichiatra esterno che si accerterà che il soggetto comprenda
appieno i rischi implicati nella procedura. Infine un medico generico
esterno esaminerà tutti i risultati dei test per confermare la
perfetta idoneità del soggetto alla donazione.
“…eseguendo
il trapianto PLV su un paziente si depenna un nome dalla lista
d’attesa” |
Quindi verranno discusse in maniera approfondita le ragioni per l’effettuazione
di un trapianto polmonare lobare, il che richiederà la presentazione
di tutti i dettagli relativi ai risultati ottenuti in materia a livello
internazionale e all’interno del centro. Verrà quindi esaminata
la struttura familiare, valutando eventualmente la presenza in seno
alla famiglia di più di un bambino affetto da FC e la registrazione
di entrambi i bambini in una lista di attesa per un trapianto. Il fatto
che entrambi i genitori intendano effettuare la donazione può
produrre ulteriori difficoltà: infatti non solo essi dovranno
prendersi cura in modo continuativo di entrambi i bambini pur essendo
essi stessi in una qualche misura pregiudicati nel proprio stato di
salute, ma potrebbero anche essere costretti a scegliere uno dei loro
figli invece dell’altro. In questa fase non si deve permettere
che le decisioni dei genitori vengano influenzate da altri fattori,
e meno che mai dalla pressione psicologica esercitata da altri membri
della famiglia.
I medici dovranno spiegare ai potenziali donatori che la procedura
impiegata è relativamente nuova e che, nonostante la donazione
del lobo polmonare, il ricevente potrebbe comunque morire. Il donatore
deve avere la possibilità di cambiare idea in un qualunque momento
della procedura, dalla discussione iniziale fino all’intervento.
Rischi per il donatore
In un primo momenti i chirurghi non hanno accolto con troppo favore
la procedura in oggetto, dati i possibili rischi che questa comportava
per i donatori sani. Questi dovranno quindi essere consapevoli che la
donazione può essere effettuata una sola volta; si tratta anzi
di un punto particolarmente rilevante qualora in una famiglia vi sia
più di un bambino affetto da FC. Infatti potrebbero ritrovarsi
ad assistere un figlio o un nipote in fin di vita mentre loro stessi
si stanno riprendendo dai postumi dell’operazione. È necessario
sottolineare che esiste un rischio di mortalità per i donatori
sani pari all’1-2%, riconducibile all’intervento e all’anestesia.
Fino ad ora non sono stati registrati decessi di donatori ma, con l’aumentare
di tali interventi, è inevitabile che prima o poi si produca
un decesso di questo tipo. I donatori dovranno essere inoltre messi
al corrente dei rischi di infezioni respiratorie e di suppurazione delle
ferite e dovranno sapere che al momento del risveglio si ritroveranno
un tubo intercostale nel torace (un tubo in gomma collocato tra le costole)
e che dovranno restare ricoverati in ospedale per almeno 1-2 settimane,
se non più a lungo.
“…La
perdita di un lobo comporta un calo di circa il 20% della
funzionalità polmonare” |
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La maggior parte dei nostri donatori ricominciano a muoversi e a camminare
molto presto e dopo circa quattro giorni sono pronti per essere dimessi;
tuttavia dovranno passare altri 2-3 mesi prima che sia loro possibile
riprendere l’attività normale. La perdita di un lobo comporta
un calo di circa il 20% della funzionalità polmonare; il donatore
potrà quindi camminare e dedicarsi a sport poco faticosi, ma
è probabile che non sarà in grado di praticare sport molto
intensi o ad alto dispendio aerobico. I potenziali donatori dovranno
sapere che in futuro andranno incontro ad un maggiore rischio di infezioni
respiratorie e che disporranno di una riserva minore nel caso in cui
contraggano patologie polmonari. Sarà utile, poi, che si sottopongano
a un periodo di follow-up di circa cinque anni; infine, dovranno necessariamente
condurre con sé un parente o un amico che li sostenga durante
la degenza e la convalescenza, dato che in un’unica operazione
potrebbero essere coinvolti anche tre membri di una stessa famiglia.
Risultati
I risultati dei primissimi casi di trapianto lobare da donatore vivente
non sono stati brillanti, probabilmente perché l’intervento
è stato eseguito come “extrema ratio” su soggetti
che presentavano uno stato di salute già gravemente compromesso.
Il prof. Sir Magdi Yacoub ha eseguito il primo trapianto PLV su pazienti
FC nel Regno Unito nel luglio del 1995; in quel caso solo uno dei primi
quattro pazienti è sopravvissuto tanto a lungo da poter lasciare
l’ospedale e ha vissuto per altri 4-5 anni. Dei successivi cinque
pazienti sottoposti all’inter-vento i tre sopravvissuti sono stati
operati rispettivamente 3, 4 e 5 anni fa e stanno bene. L’articolo
originale di Starnes del 1994 riferiva una sopravvivenza a un anno pari
al 75%; entro il 1997, presso lo stesso centro, il tasso di sopravvivenza
di 41 soggetti trapiantati con PLV era analogo a quello dei pazienti
sottoposti a trapianto polmonare convenzionale (BS).
“…i
trapianti eseguiti su bambini da donatori viventi producono meno
casi
di bronchiolite obliterante” |
Presso un altro centro della North Carolina la sopravvivenza dopo un
intervento di innesto lobare non è risultata positiva se confrontata
con quella dei trapianti BS; tuttavia i dati si riferiscono a cifre
molto ridotte. Tuttavia i primi risultati indicano che i trapianti da
donatori viventi eseguiti su bambini hanno prodotto meno casi di bronchiolite
obliterante (BO) e una miglior funzionalità polmonare a due anni
di distanza dall’intervento. Se questo calo della percentuale
di BO verrà evidenziato per i pazienti sottoposti a trapianto
di PLV con sopravvivenza a lungo termine, allora la procedura in oggetto
diverrà più popolare.
Modifiche al trattamento post-operatorio nei trapianti PLV
È assolutamente certo che i chirurghi hanno dovuto modificare
le tecniche impiegate per eseguire questo tipo di operazione; in particolare
si rilevano differenze notevoli nella gestione post-operatoria nell’unità
di terapia intensiva.
“....tende
a verificarsi più di frequente un edema polmonare grave” |
Dal momento che tutto l’output cardiaco del paziente passa attraverso
due lobi polmonari invece di cinque, tende a verificarsi più di
frequente un edema polmonare grave; ciò significa che i polmoni
si riempiono di liquido, e per tale ragione è necessario ventilare
il paziente molto più a lungo di quanto lo richieda il trapianto
convenzionale. I regimi di immunosoppressione invece sono analoghi a quelli
dei trapianti convenzionali.
Quali sono i dilemmi etici?
Il paragrafo dal titolo “Consenso informato” tratta alcune
delle tematiche connesse alla scelta del ricevente nel caso in cui in
una famiglia vi sia più di un bambino affetto da FC; è
comunque comprensibile, in tale prospettiva, che i chirurghi siano riluttanti
ad eseguire la procedura e a mettere quindi potenzialmente a rischio
la vita di tre persone. Si ricordi che la procedura in oggetto è
stata avviata solo dietro l’insistenza dei parenti di pazienti
affetti da forme gravi di FC e in seguito all’elevato numero di
decessi dei soggetti in lista di attesa per i trapianti. Un tema che
richiede indagini quanto mai accurate è l’eventuale pressione
esercitata all’interno di una famiglia su un suo componente che
si intende persuadere a effettuare la donazione; infatti nessun chirurgo
sarebbe disposto ad operare un donatore divenuto tale solo per effetto
delle pressioni psicologiche esercitate su di lui affinché partecipasse
alla procedura.
Si sono rilevati, tuttavia, vantaggi anche per i potenziali donatori;
solitamente, infatti, un adulto in buone condizioni di salute non si
sottopone a esami troppo accurati. Presso il nostro centro abbiamo invece
rilevato che tre partecipanti volontari al corso per diventare donatori
richiedevano cure mediche urgenti; pertanto essi hanno tratto giovamento
dagli esami connessi alla possibilità di effettuare la donazione
lobare, anche se in realtà non hanno poi partecipato alla procedura.
Anche nei casi in cui l’intervento venga eseguito ma il paziente
non sopravviva, molti donatori ci hanno riferito di essere stati lieti
di aver fatto tutto quanto era in loro potere per salvare la persona
cara.
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Amici e coniugi
Alcuni centri accettano come donatori amici e coniugi di pazienti con
FC, mentre altri seguono una politica diversa. Se due adulti sani di
mente desiderano donare un lobo dei loro polmoni per salvare la vita
ad un bambino, i medici o le “autorità preposte”
hanno il diritto di impedirglielo? La procedura in oggetto presenta
in realtà ben poche differenze, da molti punti di vista, rispetto
alla donazione di un rene a un paziente affetto da insufficienza renale
terminale. Un sondaggio condotto di recente presso i centri di trapianto
del rene degli Stati Uniti ha evidenziato che l’88% e l’83%
dei 126 centri esistenti accettano rispettivamente i coniugi e gli amici
come potenziali donatori. La vera sfida è costituita da persone
estranee che generosamente si offrono come donatori; ricordiamo che
nel Regno Unito è illegale offrire una qualunque forma di compenso,
di tipo pecuniario o meno, in cambio della donazione di un organo.
I regolamenti relativi alla donazione di organi da parte di persone
viventi variano a seconda dei Paesi e devono essere applicati. Il personale
medico clinico vive ora in modo più sereno questa procedura,
specialmente da quando i pazienti hanno cominciato a evidenziato un
buono stato di salute a quattro o cinque anni di distanza dall’intervento.
In realtà l’idea di donare qualcosa di cui si può
fare a meno per vivere ai fini di contribuire a salvare la vita di un’altra
persona sembra effettivamente del tutto accettabile, non soltanto nell’ottica
secolarizzata dei nostri giorni, ma anche da un punto di vista cristiano.
Domande ancora aperte
Non sappiamo ancora quali saranno i risultati a lungo termine del trapianto
polmonare lobare da donatore vivente. Ciò che sappiamo è
che con i trapianti convenzionali molti pazienti sopravvivono oltre
10 anni con una buona qualità di vita. È necessario studiare
ancora la riserva polmonare dei pazienti sottoposti a trapianto lobare
per verificare che essa coincida con quella successiva a trapianto convenzionale.
Sarà molto interessante verificare se i riceventi adulti imparentati
geneticamente con il donatore continuano a evidenziare una minore ricorrenza
di bronchiolite obliterante e una migliore funzionalità polmonare
rispetto ai pazienti sottoposti a trapianto convenzionale. Se questi
dati vengono confermati il loro significato sarà decisivo e ciò
prolungherà la sopravivenza; d’altra parte non si dimentichi
la necessità di analizzare anche i rischi a lungo termine a cui
sono esposti i donatori che partecipano alla procedura.
Conclusioni
Non tutti i pazienti affetti da FC dispongono di parenti idonei, del
gruppo sanguigno adatto e disposti a donare un lobo polmonare. Tuttavia,
se il 20% dei pazienti con FC per cui il trapianto è una questione
di vita o di morte potesse essere curato non questo metodo, vi sarebbe
una quantità maggiore di organi da utilizzare per trapianti convenzionali
per altri candidati. Il trapianto polmonare lobare da donatore vivente
è un’opzione accettabile da tenere presente nella selezione
di adulti con FC nonché di bambini affetti dalla malattia allo
stadio terminale.
Margaret E Hodson MD MSc FRCP DA
Professore di Medicina Respiratoria presso il Royal Brompton & Harefield
NHS Trust (fondazione del Ministero della Sanità britannico)
e Imperial College School of Medicine di Londra
NdR: il Professor Hodson ha preparato un elenco di referenze
in relazione a questo articolo; se ne desiderate una copia vi preghiamo
di contattarci all’indirizzo email: editor@cfww.org