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ARGOMENTO MEDICO/SCIENTIFICO Prospettive sull’impiego di terapie geniche e delle cellule staminali nella cura della fibrosi cistica e di altre malattie genetiche di Dace Shugg
Professor Bob Williamson
AO, Membro della Royal Society Recentemente Bob Williamson ha
tenuto in Tasmania una serie di quattro conferenze
sull’argomento, a cui hanno partecipato ricercatori,
medici, studenti, familiari e persone affette da
fibrosi cistica. Quello che segue è un sunto
del discorso che il professor Williamson ha tenuto
di fronte a 42 tra genitori, nonni e malati, tutti
interessatissimi e attentissimi, di cui vorrei fare
partecipi i lettori della newsletter di CFW. Monitoraggio Si stima che in Australia, su 20 milione di abitanti, un milione di persone siano portatori sani di mutanti che sono causa della FC. In Tasmania, il più piccolo tra gli stati australiani, l’incidenza di questa malattia è elevata, probabilmente perché molti colonizzatori provenivano dall’Irlanda e dalla Scozia. In un luogo piccolo come la Tasmania, abitata da non più di 500.000 persone, sarebbe possibile sottoporre l’intera popolazione ai test per individuare i portatori sani di FC con costi contenuti (intorno a un dollaro a persona). Sarebbe certamente utile sottoporre a tali test i familiari delle persone ammalate di FC. Il vero costo sarebbe rappresentato dal tempo che medici, infermieri e personale dei consultori dovrebbero trascorrere a illustrare i risultati dei test a coloro che prima di sottoporvisi non sapevano di essere portatori sani di FC. Portatori in salute Perché ci sono tanti portatori sani in Australia, e perché la FC è così diffusa in questo paese? Sembra che dipenda dal fatto che i portatori sani di FC siano più sani dei non-portatori, perché durante l’infanzia il loro fisico sviluppa una maggiore resistenza alla diarrea: i germi che causano la diarrea (salmonella e E. coli), infatti, attaccano l’organismo legandosi alla proteina CFTR nell’intestino; siccome sulla superficie delle cellule presenti nell’organismo dei portatori sani è presente la metà delle proteine che si trovano sulle cellule dei non-portatori, i primi hanno minori probabilità di essere attaccati da virus intestinali rispetto ai secondi! Sono sicuro che nessuno dei presenti alla conferenza lo sapeva! Diagnosi prenatale Le coppie che hanno un figlio affetto da FC e che vorrebbero averne un altro, questa volta sano, possono ricorrere alla diagnosi prenatale già alla 10°-11° settimana di gravidanza, senza dover attendere la 18°-20° settimana, come avveniva in passato. Alcune coppie scelgono di ricorrere alla fecondazione artificiale; in questo caso l’embrione sarà sottoposto a opportuni test prima di essere impiantato, per avere la certezza che il nascituro sia sano. Ancora nessuna cura La nostra frustrazione per la mancanza
di cure per la FC ci porta a dimenticare che 25
anni fa le prospettive di vita per i bambini affetti
da questa patologia erano pessime e che pochi bambini
raggiungevano l’età adulta. Attualmente
in Australia nel 98% dei casi lo screening prenatale
la FC viene diagnosticata entro le prime settimane
di vita, anche grazie allo screening prenatale,
e i bambini cominciano a essere sottoposti alle
terapie adeguate entro poche ore dalla formulazione
della diagnosi. In Australia poco meno della metà
delle persone affette da FC ha superato i 18 anni,
un dato destinato a oltrepassare la soglia del 50%
in breve tempo. La situazione è cambiata
rispetto al passato: abbiamo antibiotici, mucolitici
e enzimi più efficaci e coloro che necessitano
un trapianto possono contare su farmaci anti-rigetto
migliori. Ogni anno negli Stati Uniti vengono raccolti 170 milioni di dollari a favore della ricerca sulla FC. La Cystic Fibrosis Foundation finanzia un programma di ricerca innovativo e molto attivo in campo farmacologico, che consiste nel testare decine di farmaci e composti, alcuni nuovi e altri già conosciuti, per verificarne l’efficacia nella cura della FC. Trovare un farmaco ogni anno che consenta di migliorare la qualità della vita delle persone affette da FC e di allungare la loro vita di 6-12 mesi è già un passo avanti. Questo però non è abbastanza per chi, come il professor Williamson, è impegnato nella ricerca di terapie sempre più efficaci. Il professor Williamson ha poi illustrato
i progressi fatti nell’ambito della ricerca
sulla terapia genica e sulle cellule staminali,
e le prospettive per un loro impiego nella cura
della FC. Terapia genica Quando il gene della FC fu scoperto
e isolato, si pensò che sarebbe stato semplice
ottenerne una copia sana, inserirla nelle cellule
che rivestono i polmoni e ripristinare così
la normale funzione di trasporto del sale biliare.
È proprio così? Sfortunatamente non
è così. Tumori e virus freddi Sono stati fatti esperimenti per il
trasporto dei geni sani nelle cellule per mezzo
dei virus. Pur adattandosi molto bene allo scopo,
in alcuni casi questi ultimi hanno provocato gravi
effetti collaterali: per esempio quando si è
fatto ricorso a virus tumorali su pazienti affetti
da immunodeficienza (bambini costretti a vivere
sotto una specie di campana di vetro per mancanza
di difese immunitarie contro le infezioni), 4 su
12 si sino ammalati di leucemia. Si teme che lo
stesso possa accadere qualora i virus fossero usati
nella cura della FC. Cellule staminali Il professor Williamson ritiene che
parte della soluzione potrebbe venire dalle cellule
staminali. Che cosa sono? Come potrebbero aiutare
i malati di FC? Perché la ricerca sulle cellule
staminali suscita forti divergenze di opinioni?
Le cellule staminali sono cellule totipotenti, ovvero
cellule che possono svilupparsi di diversi tipi
di altre cellule, a seconda di come vengono stimolate.
Le cellule staminali sono presenti sia negli embrioni
che nei tessuti adulti. Fecondazione artificiale e embrioni sovranumerari Il modo più semplice per ottenere
cellule staminali è quello di prelevarle
dagli embrioni non impiantati nell’ambito
della procedura di fecondazione assistita: con il
consenso della coppia, infatti, essi potrebbero
essere usati nella ricerca invece di essere eliminati.
Tuttavia alcuni, pur essendo consapevoli che gli
embrioni vengono in ogni caso eliminati, sono fortemente
convinti che tale utilizzo a scopo di ricerca sia
un modo per sminuire il significato della vita umana.per
questo motivo ogni singola richiesta di utilizzo
degli embrioni congelati deve essere valutata e
approvata da comitati etici. Sangue placentare Il sangue presente nella placenta espulsa a seguito di un parto è molto ricco di cellule staminali. In un caso su quattro le cellule del sangue placentare di un bambino non affetto da FC hanno lo stesso modello immunitario di quelle del fratello germano malato. In caso di buona corrispondenza di HLA, le cellule staminali estratte dal sangue placentare potrebbero essere indotte a trasformarsi in cellule respiratorie per poi essere usate per curare il fratello malato. Cellule staminali adulte Sembra che anche in molti tessuti adulti siano presenti cellule staminali, anche se spesso è difficile farle crescere. La ricerca in questo campo attira molti fondi perché ciò potrebbe costituire la cura non solo per la FC, ma anche per altre malattie quali il morbo di Alzheimer e quello di Parkinson, le lesioni spinali e il cancro. Prima di morire, Christopher Reeve, che ha sempre sostenuto questo tipo di ricerca, ha mostrato qualche miglioramento nella funzione motoria. Per quanto minimi siano stati, forse solo il 5%, questi miglioramenti rappresentano pur sempre una speranza per tutti i tetraplegici che sognano di riacquistare almeno una parte della loro indipendenza. Aspetti legali La legislazione australiana nel campo non sembra essere dettata né dalla logica né dal buon senso. È possibile usare embrioni sani non impiantati con la fecondazione artificiale a scopo di ricerca previa autorizzazione del Comitato Etico, però una coppia non può donare cellule uovo e spermatozoi per ottenere un embrione che possa curare il figlio affetto da FC. È proibito trasferire il nucleo da una cellula ad un’altra, anche se quest’ultima non sarà impiantata in un utero. Sotto alcuni aspetti le leggi australiane sono molto liberali, ma in altri casi (es. il trasferimento nucleare) sono molto più restrittive di quelle statunitensi e dei paesi europei. È comunque in corso una revisione della legislazione e la speranza è che questa possa portare benefici a tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si interessano di FC, e che possa consentire agli scienziati australiani di continuare a lavorare nel loro paese alla ricerca di una cura. Perché fare ricerca in Australia? Molti si domandano perché è così importante fare ricerca in Australia. Perché non aspettare invece che vengano fatti progressi negli Stati Uniti o in Gran Bretagna? Perché continuare a cercare fondi per fare ricerca in Australia? Che cosa potrebbe succedere se si smettesse di fare ricerca in Australia? Il professor Williamson ritiene che inizialmente all’apparenza non ci sarebbero problemi; dopo 5-10 anni, però, la grande maggioranza dei ricercatori e medici potrebbero abbandonare il paese, cosicché gli australiani affetti da FC sarebbero costretti ad aspettare pazientemente per poter beneficiare delle cure scoperte all’estero. Per evitare che ciò accada, ogni paese dovrebbe stimolare i propri scienziati a continuare in patria le loro ricerche sulla FC. |