| Author |
 Aleksandra Norek, PhD
• Assistant
• Department of Medical Genetics
• Institute of Mother and Child
• Warsaw, Poland
|
|
|
|
|
|
|
| |
October 19, 2008
Marker genetici di ridotta densità ossea nei pazienti affetti da fibrosi cistica

Negli ultimi decenni l’aspettativa di vita media delle persone con fibrosi
cistica è sensibilmente aumentata e di conseguenza sono emerse nuove complicanze di tipo non
respiratorio (epatopatie, diabete, infertilità maschile ecc.) che hanno assunto una rilevanza
clinica per questi pazienti. Uno di questi problemi è la riduzione, nei pazienti con FC, della
densità minerale ossea o BMD (dall’inglese bone mineral density), segnalata per la prima volta nel
1979. Oggigiorno i disturbi legati alla degenerazione ossea, sia qualitativa sia quantitativa,
rappresentano un problema importante per gli adolescenti e gli adulti con FC.
La riduzione della densità ossea nei pazienti con fibrosi cistica Secondo alcuni studi, il 69% dei soggetti con FC presenta un
aumento di perdita ossea e una ridotta formazione del tessuto osseo (osteopenia); nel 57% dei casi
la perdita d’osso assume tratti gravi. La patogenesi della riduzione della massa ossea nei pazienti
con FC non è ancora stata accertata. Da studi dettagliati sulle modalità di crescita e ricrescita
dell’osso e sulle cellule e sostanze nutritive coinvolte nel processo di rimodellamento osseo è
emerso che la ridotta formazione e un più rapido riassorbimento del tessuto osseo svolgono un ruolo
di pari importanza nelle osteopatie da FC. Gli studi sulla BMD nei pazienti con fibrosi cistica
indicano un aumento delle malattie ossee associato all’invecchiamento e alla gravità dei disturbi
polmonari. L’insufficienza pancreatica che si osserva in circa l’80% dei pazienti con FC può
comportare una diminuzione dei livelli di calcio, lipidi essenziali e vitamina D, con un conseguente
depauperamento dei fattori essenziali per la crescita e il rimodellamento dell’osso. I problemi
nella formazione del tessuto osseo nei soggetti con FC possono inoltre essere dovuti a infezioni
polmonari croniche, al diabete, alla scarsa attività fisica, al ritardo puberale o al trattamento
con corticosteroidi o antibiotici.
È stato notato che in alcuni piccoli pazienti affetti
da fibrosi cistica la BMD è già minore rispetto ai valori osservati nei coetanei sani. È stato
inoltre dimostrato che i pazienti che presentano la mutazione F508del nel gene CFTR hanno una
densità ossea inferiore rispetto ai pazienti con altre mutazioni. Il meccanismo d’azione di questo
effetto non è ancora stato compreso, ma questi dati sembrano indicare l’esistenza di fattori
genetici in grado di influire sulla densità minerale ossea dei pazienti con fibrosi cistica. Due
domande attendono ancora una risposta: sulla superficie di quali cellule viene espresso il gene
CFTR: sugli osteoblasti, preposti alla crescita del tessuto osseo, o sugli osteoclasti, responsabili
del suo riassorbimento? E in che modo la mutazione F508del influenza l’attività di queste
cellule? Uno sguardo ai fattori genetici responsabili della riduzione della
densità minerale ossea Alla base della riduzione della BMD troviamo
una forte componente genetica. I dati raccolti da studi su gemelli e su famiglie dimostrano che il
fenotipo con ridotta massa ossea è determinato da fattori sia genetici sia ambientali e dalla loro
interazione. Le indicazioni puntano a una compresenza di mutazioni e/o poliformismi di svariati geni
per spiegare le alterazioni della BMD. Le mutazioni a carico di un singolo gene probabilmente non
sono in grado di spiegare il fenotipo della malattia. Inoltre, ogni mutazione o poliformismo dei
geni che agiscono sulla densità minerale ossea può essere un marker di rischio di patologie
osteometaboliche. Alterazioni di questo tipo possono modificare le sequenze delle proteine
codificate dal gene in questione, oppure causare la deregolazione dell’espressione genica. Le
alterazioni a carico degli introni, ovvero le regioni adiacenti al genoma, possono essere
considerate come marker genetici se si individua un’associazione, nota con il nome di linkage
disequilibrium, con marker già identificati per la BMD.
Nella ricerca dei geni i cui alleli
potrebbero essere responsabili di una ridotta BMD è necessario prendere in considerazione i geni
regolatori del metabolismo osseo, i geni che codificano per i componenti della matrice ossea e i
geni che codificano per gli ormoni calciotropi e i relativi recettori (Tabella 1). Le mutazioni e i
poliformismi oggetto di maggiore indagine riguardano il gene COLIA1 (Collagen Type I Alpha 1) e il
gene del recettore per la vitamina D (VDR).
Il gene COLIA1 codifica per il collagene di tipo
I alfa-1, il principale componente proteico presente nella matrice ossea. Le alterazioni nella
produzione e nella struttura di questo gene sono responsabili di anomalie della matrice ossea,
osteopenia e fratture. Il polimorfismo Ball [1] (introne 1) modifica le proprietà di legame di Sp1,
una proteina che regola l’espressione di questo importantissimo gene. La proteina Sp1 non riesce più
a legarsi in modo corretto con il sito di riconoscimento in questo frammento di DNA, con conseguenti
problemi nel processo di copia del gene COLIA1 e nella produzione di collagene, compromettendo
quindi la solidità e le proprietà dell’osso. Anche altre modifiche nel DNA di questo gene svolgono
un ruolo importante nella regolazione della densità minerale ossea e la loro presenza è un
predittore di fratture da osteoporosi.
Il gene VDR codifica per il recettore della vitamina
D, considerata la principale sostanza preposta alla regolazione del calcio e del metabolismo osseo.
Attraverso il VDR, la vitamina D controlla l’assorbimento intestinale del calcio, l’attivitÃ
osteoblastica e osteoclastica (ovvero di crescita e rimodellamento dell’osso), la produzione
dell’ormone paratiroideo e l’idrossilazione renale di una particolare forma di vitamina D. Alcune
delle alterazioni riscontrate in questo gene probabilmente sono all’origine delle alterazioni
funzionali della sua proteina, e hanno un effetto sul livello ematico di un ormone chiamato
osteocalcina e quindi sulla BMD. Il gene VDR è un fattore chiave nella modulazione del calcio e
nella mineralizzazione ossea.
Tabella 1. Quadro sinottico dei
geni associati alla riduzione della densità minerale ossea |
Nome del gene | Proteina prodotta |
Ormoni e recettori
calciotropi | VDR | Recettore per la
vitamina D | ESRA | Recettore estrogenico
alfa | ESRB | Recettore estrogenico
beta | CALCR | Recettore per la
calcitonina | CALC | Calcitonina | PTH | Ormone
paratiroideo | GCCR | Recettore per i
glucocorticoidi | AR | Recettore
androgenico | CASR | Recettore sensibile
al calcio | Componenti della matrice ossea |
COLIA1 |
Collagene tipo I alfa-1 |
COLIA2 | Collagene tipo I alfa-2 |
OC | Osteocalcina | ON | Osteonectina |
OPN |
Osteopontina |
AHSG | Alfa 2-HS-glicoproteina |
MGLAP | Matrix Gla
protein | Regolatori del metabolismo osseo |
TGFB1 |
Fattore di crescita di trasformazione beta 1 |
IGF1 |
Fattore di crescita insulino-simile 1 |
IL1B | Interleuchina 1 beta |
IL1RN | Antagonista
recettoriale dell’interleuchina 1 |
IL6 | Interleuchina
6 | TNFR2 | Recettore tipo 2 per
il fattore di necrosi tumorale |
Vari |
APOE | Apolipoproteina E |
CLGN | Collagenasi | CYP19 | Citocromo
P450 | DBP | Proteina di legame
della vitamina D | ADRB2 | Recettore
beta-2-adrenergico | |
| | Il ruolo dei
marker genetici nella predizione di una ridotta densità ossea nei pazienti con fibrosi
cistica
La densità minerale ossea è determinata da una varietà di geni diversi tra loro. La
conoscenza delle mutazioni geniche responsabili della riduzione della BMD nei pazienti affetti da
fibrosi cistica consentirà di individuare più facilmente quei soggetti a rischio di sviluppare
patologie a carico delle ossa. La diagnosi molecolare di problemi del rimodellamento osseo eseguita
precocemente già in età infantile e l’avvio delle indispensabili terapie potrà contribuire a evitare
l’insorgenza di malattie ossee nei pazienti con FC.
Tuttavia, per comprendere la relazione
esistente fra fibrosi cistica e diminuzione della densità minerale ossea sarà necessario condurre
studi specifici sui pazienti con FC, giacché oltre alla presenza di geni noti per i loro effetti
negativi sulla BMD nell’osteoporosi e in altre malattie, esiste chiaramente un rapporto diretto fra
la mutazione genica alla base della FC e la gravità della malattia. La tipizzazione di geni
candidati e l’analisi delle loro varianti polimorfiche dovrebbe migliorare le conoscenze nel campo
della riduzione della BMD nei pazienti con fibrosi cistica e potrebbe contribuire a formulare delle
linee guida per il trattamento di questo problema.
Ringraziamenti I miei ringraziamenti vanno al prof. Jerzy Bal, PhD e ad Agnieszka
Sobczynska-Tomaszewska, PhD, Dorota Sands, MD, PhD, Dariusz Chmielewski, MD, PhD e Katarzyna
Szamotulska, PhD, per il continuo sostegno e la fruttuosa collaborazione negli ultimi tre anni. [1] Il
nome scelto per ogni polimorfismo si basa sul nome degli enzimi di restrizione che differenziano la
sequenza nucleotidica indispensabile per l’identificazione dell’allele.
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |

|
If you found this article useful and enjoy our online resources please help support this project.
Join the 5 for 5 campaign and donate just $5. Your donation helps to support this website and other programs at CF Worldwide. |
|
|
|
|
|
|
|
|