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Joan Tabak

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Simona Beccaletto

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July 15, 2006

Una giornata in compagnia di una coordinatrice del gruppo di infermieri specializzati in fibrosi cistica


Passate una giornata insieme a me! Sono una coordinatrice di un gruppo di infermieri specializzati in CF ad Edmonton, Canada. Sebbene ogni clinica e ogni ruolo di coordinatore siano diversi, facciamo tutti cose molto simili.

La mia giornata comincia con il telefono che suona quando ancora mi sto togliendo il cappotto. È una madre preoccupata per il figlio che è stato ricoverato presso il pronto soccorso. Controllo gli altri messaggi per accertarmi che non ci siano altre urgenze prima di visitare il paziente per capire come posso essere utile. Dopo aver assistito il paziente al pronto soccorso, vado a fare una visita ai pazienti di fibrosi cistica ricoverati in ospedale.

Prima di tutto, passo dal reparto di pediatria. Johnny, un bimbo di 5 anni ricoverato la settimana scorsa con una infezione toracica, dovrà rimanere ancora un paio di settimane in ospedale per una terapia di antibiotici per via endovenosa. La madre può visitarlo solo occasionalmente in quanto deve occuparsi dell’altro figlio nato da poco. Johnny è pieno di energia ed è una vera sfida per lo staff di infermieri, mi fermo quindi un pò con lui e cerco di incoraggiarlo a finire la sua colazione.

Di nuovo in marcia, vengo fermata nel corridoio da un dottore che mi chiede di parlare della CF ad una famiglia i cui membri sono risultati positivi ad un test del sudore e stanno aspettando di farne un secondo. Rispondo con piacere alle loro domande e mi congedo dicendo loro che sarei ripassata l’indomani quando i risultati del nuovo test sarebbero stati pronti.

Mi fermo poi nell’ufficio dell’assistente sociale per farle sapere che una famiglia in difficoltà passerà da lei in settimana. Quindi proseguo verso il reparto adulti.

Lì incontro Dora, ricoverata per una pancreatite. È preoccupata per i lunghi periodi di malattia che ha dovuto prendersi dal lavoro quest’anno per problemi di salute, cerchiamo quindi di trovare insieme una soluzione per minimizzarne l’impatto.

Nella stanza successiva un giovane dorme profondamente. È in attesa di un trapianto di polmoni; possiamo solo sperare che avvenga il più presto possibile e dargli nel frattempo tutto il nostro appoggio.

Mi fermo a parlare con gli infermieri; non è facile assistere un paziente che ha più o meno la loro stessa età e che si trova in una condizione del genere. Cerco di incoraggiarli e di far loro sentire il mio supporto morale.

Dopo aver lasciato il reparto infermieri, mi fermo nella cappella dell’ospedale per qualche istante di preghiera che mi ricarica di nuova energia.

Ritorno quindi al mio ufficio e ricevo una telefonata di buone notizie da una paziente di CF che mi comunica di essere incinta. Le faccio le mie congratulazioni, avevo parlato spesso con lei e suo marito quando stavano pensando a questa decisione e successivamente quando aspettavano il risultato del test di gravidanza.

Seguono poi altre telefonate:
“Mia figlia non vuole prendere gli enzimi.”
“Sono preoccupata, mio figlio andrà a studiare in una università dall’altra parte del Canada” – “C’è un’ospedale anche là; conosco un’infermiera che ci lavora, le potrà dare informazioni sulla struttura.”
“Ho sempre più tosse e anche le secrezioni sono aumentate, cosa devo fare?”
“Cos’è il ‘batterio pseudomonas’?”
“Potrebbe riordinare le mie medicine?”
“Vorrei lasciare un donazione ‘in memoria’, come lo posso fare?” (Fornisco il numero di telefono della CF Foundation – Fondazione CF.)

La mia collega passa da me per vedere se sono pronta per la nostra passeggiata. Guardo le carte sulla scrivania e dico “No, non oggi...” ma poi cambio idea. So che devo mettere in pratica quello che predico e che devo prendermi cura di me stessa. Torno rinfrancata dalla passeggiata e mangio un boccone.

A questo punto do un’occhiata alle e-mail che mi aspettano:
Un istruttore infermiere chiede: “Posso venire a parlare agli studenti della CF?”
Un’infermiera di un’altra provincia ha bisogno di informazioni: “Una persona affetta da CF si trasferirà in questa zona, qual’è la nostra copertura di farmaci?”
L’ufficio locale della CF Foundation (Fondazione CF) mi ricorda che in settimana ho un incontro con il consiglio (ne faccio parte in quanto collegamento con l’ospedale).
Alcuni membri del team mi chiedono notizie sulla ‘serata dei genitori’ che sto organizzando.
La Commissione Etica ha dei quesiti riguardo a una proposta di ricerca a loro sottoposta.

Proseguo. Questo pomeriggio devo controllare le cartelle per le visite in ospedale di domani. Sarà una giornata impegnativa: tutti i membri del team, me compresa, visiteranno tutti i pazienti. Dovrò prendere dei prelievi faringo-tonsillari o di espettorato, rivedere le cure, parlare con i pazienti della CF, dei trattamenti, degli esercizi, delle nuove ricerche in corso ed assisterli nella soluzione di eventuali problemi.

Un bambino di sette anni si è trasferito e ha cambiato scuola, mi faccio un appunto per ricordarmi di parlarne con lui. Gli potrebbero servire delle brochure da portare a scuola, gli devo poi ricordare di verificare se gli enzimi vengono conservati negli uffici della scuola; magari gli farebbe anche piacere che parlassi della CF con gli insegnanti.

Dopo di che, chiamo il dietologo per avere informazioni su una questione sottopostami da una famiglia. Palro con il fisioterapista riguardo a un ragazzo che vorrebbe imparare altre forme di fisioterapia. Mi rendo poi conto che tre pazienti hanno le caratteristiche necessarie per far parte di uno studio che stiamo conducendo. Mi devo ricordare che alla fine delle visite ho organizzato un incontro con un assistente sociale, una famiglia e il team per discutere di alcuni problemi ricorrenti.

Durante la giornata anche il mio cercapersone ha suonato diverse volte: mi hanno cercato dalla farmacia e dall’unità infermieri, mentre il gruppo trapianti voleva parlare con me di un paziente; hanno chiamato poi vari pazienti, il dottore con il quale lavoro e un dottore da un ospedale in periferia che ha ricoverato uno dei nostri pazienti e ha bisogno di informazioni per poterlo assistere al meglio.

Un’altro beeb… ma questa volta è mio marito. Se so che ore sono? Eh sì, ho di nuovo fatto tardi in ufficio. Prima di andarmene, faccio una lista di ciò di cui mi dovrò ancora occupare questa settimana: analizzare i risultati delle cure sui pazienti, scrivere comunicazioni ai genitori, fare varie telefonate, mettere insieme un programma per il ritiro organizzato per il team, finalizzare la serata per la ricerca.

 

Joan Tabak, infermiera diplomata, è la coordinatrice del programma sulla CF per adulti e bambini presso l’ospedale dell’università di Alberta a Edmonton, Alberta (Canada). Il programma segue 220 pazienti affetti da CF nella zona settentrionale di Alberta e nella British Columbia (Columbia britannica). Joan è a capo del CCFNIG (Gruppo di supporto per gli infermieri canadesi specializzati in CF) e fa parte del consiglio della CF Foundation (Fondazione per la CF). Nel 2000 ha ricevuto dalla comunità il riconoscimento di ‘Woman of Vision’. L’ospedale ha partecipato a numerosi progetti di ricerca negli ultimi 12 anni e Joan ne è stata la coordinatrice. Nel suo tempo libero, si tiene occupata nuotando, pattinando e dedicandosi al birdwatching.

 
 

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